Home » LINEE GUIDA

LINEE GUIDA

Ma la vita che mi aspetta non mi fa paura.
Il domani che mi aspetta non mi fa paura.
C’è una forza che fa superare ogni barriera
così intensa e dura come una preghiera.
E’ la vita che mi aspetta e non mi fa paura.

                                                                                       Renato Zero- La vita che mi aspetta


 B_015 E_013

                     Il sostegno, lo sguardo genitoriale

LINEE GUIDA

Il confronto fra i genitori fondatori del Comitato promotore della Fondazione di partecipazione “LE.ALI Sostegni” onlus si è articolato intorno a due narrazioni, una riguardante i bisogni e le pratiche messe in atto dalla famiglia per il ben-essere del proprio figlio e l’altra intorno al sogno per il Dopo di noi.

Dalle narrazioni sono emersi due filoni importanti di pensiero che hanno trovato in alcune pubblicazioni spunti di riflessione condivisi: un percorso riflessivo riguarda la ridefinizione della concettualizzazione dell’handicaps/disabilità così come è definito in Disability studies (R. Medeghini, S. D’Alessio, A. D. Marra, G. Vadalà, E. Valtellina- Disability studies, Ed. Erickson, Trento, 2013), l’altro riguarda il tema dell’aver cura (L. Mortari, La pratica dell’aver cura, ed. Bruno Mondadori, Milano, 2006).

   1)  Disability studies

“Gli individui disabili non sono colpiti da una disgrazia né, tanto meno, sono in qualche modo <<colpevoli>> della loro condizione o del fatto di non fare abbastanza per superare i propri limiti. In questo senso le persone con disabilità sono espressione della diversità propria del genere umano.”

Abitualmente la concettualizzazione della disabilità appartiene all’ambito culturale medico-individuale, la disabilità è pertanto vista come un problema interno alla persona che, mancante in qualcosa, necessita d’interventi riabilitativi di vario genere. L’attenzione curativa, educativa, relazionale si articola intorno a temi quali funzionamento/disfunzionalità, potere/debolezza, abilità/disabilità, possesso/mancanza, ecc.

La persona con disabilità è riconosciuta dalla certificazione medica che ne determina la sua gravità; è il certificato medico che consente l’accesso a strutture di cura, ed è ancora la struttura medica che autorizza la presenza di personale di supporto e di assistenza all’interno dell’istituzione scolastica, è una commissione medica che apre le porte al lavoro consentendo alla persona con disabilità di essere iscritta alle liste speciali di collocamento, ecc.

La persona con disabilità è vista nei suoi deficit, nelle mancanze, nelle debolezze rispetto a uno standard medio di presunta “normalità”, e di conseguenza, anche la politica educativa, professionalizzante, lavorativa, integrativa, si costruisce in funzione del grado di gravità dell’handicap.

Il percorso di vita delle persone con disabilità è vincolato e orientato in modo rigido in percorsi obbligati di cura, di scolarizzazione, d’inserimento socio-lavorativo in una logica di recupero del deficit e di adattamento alla “norma” per le situazioni con minori problematicità, e in una logica d’inserimento in strutture e percorsi speciali per le situazioni più complesse.

Se la scuola, pur con le sue contraddizioni, si è sforzata di operare un’integrazione, anche grazie all’obbligo di frequenza, il mondo del lavoro, organizzato sulla produttività, non é sempre in grado di accogliere e valorizzare al meglio le persone con disabilità. Le assunzioni sono limitate a certe tipologie di handicaps e in base alla gravità certificata, così che per molte persone con disabilità il lavoro è precluso.

La visione sociale di Disability studies considera, invece, il sistema individuo in relazione con il suo ambiente, si studiano i limiti alla piena realizzazione della persona disabile e si evidenziano le leggi dei diritti umani e civili. Siamo davanti a un salto culturale importante: si sposta l’attenzione dal deficit ai limiti ambientali che impediscono il pieno sviluppo delle potenzialità di ogni persona.

Secondo questi studi, gli ambienti, le politiche, le strutture, i servizi, tutti i luoghi dove si costruiscono le relazioni fra individui, dovrebbero essere ispirati a principi d’inclusione, di giustizia, di equità sociale e dei diritti delle persone.

La logica sociale supera quella medico-individuale e ripensa la disabilità attraverso i suoi diritti, compreso quello di adultità e di partecipazione; supera il concetto di gravità a favore del concetto di bisogno; supera la cultura del deficit per assumere quello del diritto alla socialità e alla possibilità d’azione per tutti, favorendo così lo sviluppo di ogni singola potenzialità; abbatte barriere fisiche e sociali che limitano o ostacolano la socialità stessa.

Essere consapevole di sé, delle proprie capacità, dei propri diritti è il primo passo verso la piena affermazione della persona con disabilità, perché possa raggiungere il miglior grado possibile di autonomia ed emancipazione.

Questa nuova concettualizzazione, oltre al diritto di socialità, favorisce altri diritti come quello della libera scelta della propria vita e del proprio percorso esistenziale, il diritto all’inclusione in tutti gli ambiti di vita, contro ogni forma di esclusione.

 2)  La pratica dell’aver cura

La cura è una pratica e come tale si esplica in azioni che devono portare come obiettivo alla soddisfazione dei bisogni dell’altro.

Al centro della cura c’è la relazione fra esseri umani, una relazione capace di empatia e comprensione, essa si manifesta in un rapporto duale, ma promuove anche reti e relazioni di cura.

L’individuo è posto al centro dell’interesse di cura che può esplicarsi solo in presenza di ascolto dei bisogni e nel rispetto dei tempi e dei ritmi di ognuno, grazie all’instaurarsi di relazioni di vicinanza emotiva e di attenzione condivisa.

“Chi ha cura – dice Mortari – si occupa dell’altro, cioè compie azioni atte a favorire e promuovere la qualità della vita dell’altro”.. .. ..“ La cura destinata ai malati, agli anziani non autonomi e alle persone con handicap temporaneo o permanente viene concettualizzato nel suo senso riparativo, cioè come accudimento che colma lacune. La cura che mira a promuovere il pieno fiorire dell’umano, rispondendo all’anelito per la trascendenza, è concettualizzata come pratica promotiva, nel senso che facilita il fiorire della vita”.

Una concettualizzazione di questo tipo rivaluta la sfera dei sentimenti, come elemento fondante la comprensione. Le emozioni e i sentimenti esprimono più delle parole il bisogno di vicinanza, attenzione, ascolto, rispetto, accoglienza, consolazione, benevolenza, che determinano il ben-essere delle persone.

 

 

Continuando ad utilizzare il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Ulteriori informazioni

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostate su "Consenti cookie" per darvi la migliore esperienza di navigazione possibile. Se si continua a utilizzare questo sito Web senza modificare le impostazioni dei cookie o fai clic su "Accetto" acconsenti a questo. Cookie Policy I cookies sono piccoli file di testo che vengono depositati sul vostro computer per aiutare il sito a fornire una migliore esperienza utente. In generale, i cookie vengono utilizzati per mantenere le preferenze dell’utente, memorizzano le informazioni per cose come carrelli della spesa, e di fornire dati di monitoraggio anonimi per applicazioni di terze parti come Google Analytics. Come regola generale, i cookie renderanno la vostra esperienza di navigazione migliore. Tuttavia, si può scegliere di disabilitare i cookie su questo sito e su altri. Il modo più efficace per farlo è quello di disabilitare i cookie nel tuo browser. Noi suggeriamo di consultare la sezione della Guida del tuo browser. Più in dettaglio i diversi utilizzi dei cookie sono dunque: Per riempire il carrello della spesa virtuale in siti commerciali (i cookie ci permettono di mettere o togliere gli articoli dal carrello in qualsiasi momento). Per permettere ad un utente il login in un sito web. Per personalizzare la pagina web sulla base delle preferenze dell’utente (per esempio il motore di ricerca Google permette all’utente di decidere quanti risultati della ricerca voglia visualizzare per pagina). Per tracciare i percorsi dell’utente (tipicamente usato dalle compagnie pubblicitarie per ottenere informazioni sul navigatore, i suoi gusti le sue preferenze. Questi dati vengono usati per tracciare un profilo del visitatore in modo da presentare solo i banner pubblicitari che gli potrebbero interessare). Per la gestione di un sito: i cookie servono a chi si occupa dell’aggiornamento di un sito per capire in che modo avviene la visita degli utenti, quale percorso compiono all’interno del sito. Se il percorso porta a dei vicoli ciechi il gestore se ne può accorgere e può migliorare la navigazione del sito.

Chiudi