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FONDAZIONE

 

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“Sei dolcissimo e tanto carino, non c’è nessuno al mondo come te!”

“Ma perché?” chiese Ben fermandosi di colpo

“perché non c’è nessuno al mondo come me?”

“Perché ognuno di noi è unico e speciale”

………

”Tu sei unico” spiegò la mamma “ e io sono unica,


ma se ti abbraccio non sei più solo


 e nemmeno io sono più sola”.

              
                                                                                           D.Grossman, L’abbraccio

La FONDAZIONE di partecipazione LE.ALI Sostegni onlus

“Si dice che la fondazione di partecipazione sia l’unione di patrimonio e persone, la sintesi tra fondazione e associazione. Infatti, come la fondazione classica, la fondazione di partecipazione ha un suo patrimonio preordinato al perseguimento di un determinato scopo: tale scopo è immutabile e ciò garantisce nel tempo la stabilità della fondazione e della sua azione. Tuttavia, come nell’associazione, la struttura organizzativa della fondazione di partecipazione prevede organi ai quali i fondatori partecipano direttamente per indirizzarne l’attività”.                                                                                                                             Avv. Luca Bellini – II Quaderno di Idea Vita”.

La Fondazione di partecipazione LE.ALI Sostegni onlus, perseguirà esclusivamente la finalità di solidarietà sociale e, in particolare, promuoverà la vita indipendente delle persone con disabilità, bisognose di assistenza o comunque fragili, nell’esercizio di attività della vita quotidiana e nel rispetto delle autonome scelte delle stesse.
Lo scopo prioritario della Fondazione sarà quello di provvedere al monitoraggio della qualità di vita, nell’ambiente residenziale nel quale vive la persona con disabilità, al fine di individuare le soluzioni più idonee, anche con riferimento al “Dopo di Noi”.
La Fondazione favorirà la qualità della vita dei suoi beneficiari, acquisendo, mantenendo e gestendo, direttamente o indirettamente, strutture destinante ad ospitare stabilmente persone con disabilità, nonché attraverso l’organizzazione di attività socio-culturali, didattiche, formative, occupazionali e sportive, anche promosse da altri Enti, in un contesto di miglioramento della qualità della vita e di promozione dell’inserimento sociale e lavorativo delle persone medesime.
Monitoraggio (tratto e sintetizzato dal I e dal II quaderno di Idea Vita: Nenette Anderloni, Il monitoraggio)


La futura Fondazione LE.ALI Sostegni, coerentemente con l’esperienza maturata dalla Fondazione Idea Vita e in modo migliorativo, intende assumere il monitoraggio come servizio erogato ai soci della Fondazione stessa, per consentire il permanere nel tempo di una visione genitoriale per il benessere del figlio non in grado di autodeterminarsi completamente.


Il monitoraggio si avvale di persone, i monitori, in grado di analizzare in un’ottica previsionale, la qualità della vita delle persone a loro affidate, e di valutare le esperienze in atto al fine di ottimizzare il progetto di vita individuale di ognuno.


“Il Monitore è persona indipendente che si relaziona con la Fondazione attenendosi allo spirito statutario. Esercita un’azione di rete con la famiglia, gli operatori coinvolti nel progetto di qualità di vita dell’ospite (operatori di residenza, coordinatori, assistenti sociali pubblici e privati, tutori, curatori, amministratori di sostegno) e le istituzioni. L’aspetto peculiare più importante che lo differenzia da queste figure è la posizione non influenzabile dalle politiche degli enti gestori di servizi sociali, educativi e residenziali. Rispetto invece alle figure tutelari ha competenze professionali specifiche sulle politiche sociali e sui servizi per i cittadini con disabilità e ne risulta di supporto”. (I quaderno di Idea Vita)


E’ attraverso il monitoraggio, quindi, che la Fondazione ricopre una funzione genitoriale di assunzione di responsabilità nel compito di progettare e tutelare nel tempo i vari progetti di vita.


Il monitoraggio diventa quindi fondamentale per la Fondazione perché con esso sono possibili funzioni:


-di testimonianza e tutela dei singoli progetti di vita, pensati e ideati dagli stessi interessati e/o dalle loro famiglie;


-di progettazione e realizzazione dei progetti di vita, in collaborazione con gli Enti, le Istituzioni e i 
Privati, di volta in volta individuati allo scopo;


-di osservazione e verifica del progetto e della soddisfazione delle persone con disabilità coinvolte.

Il monitoraggio si configura, infatti, in una costante attenzione orientata a:

– verificare l’andamento della vita nell’ambiente della persona con disabilità

– 
individuare tempestivamente eventuali interventi migliorativi

– prevenire effetti di decadimento dell’attenzione con conseguente perdita di qualità

– operare una “manutenzione preventiva” sull’assetto complessivo del sistema/progetto

– individuare, delineare ed instaurare adeguate prassi a sostegno di tutto l’impianto del                    sistema/progetto e della stabilità del grado di qualità dichiarato

-
favorire l’instaurarsi di rapporti e relazioni fra le persone che contribuiscano al meglio alla qualità della vita.

Il monitore

Il monitore è persona scelta dalla Fondazione anche su indicazioni dei suoi aderenti, deve essere persona onesta, con sensibilità, professionalità ed esperienza, deve avere competenze di progettazione e un ruolo di facilitatore delle relazioni.


Il monitore deve conoscere personalmente e seguire da vicino la persona con disabilità e deve poter interpretare i suoi bisogni quando questa persona non è in grado di esprimersi verbalmente. Deve portare la voce della persona, consentendole di essere partecipe e attiva nelle scelte per la sua vita presente e anche per il suo futuro. Deve tutelare e continuare le scelte del genitore e migliorare la qualità della vita della persona con disabilità.
Il monitore si pone quindi, come figura di raccordo fra l’amministratore di sostegno e il progetto globale, contribuisce alla costruzione del progetto di vita per la persona con disabilità, ne segue le fasi di attuazione, verifica lo stato di benessere e la bontà del progetto durante la sua attuazione, promuove interventi di modifica in funzione di miglioramento del progetto anche trovando nuove soluzioni.


Compiti operativi del monitore sono in sintesi:

– 
conoscere la storia della persona con disabilità e della sua famiglia

-
conoscere gli ospiti di eventuali residenzialità

– 
stimolare la costruzione di una banca della memoria delle buone prassi

– partecipare ad incontri periodici con le realtà operanti nelle varie strutture implicate nel progetto

– 
migliorare la rete di relazioni inter-associative della Fondazione che abbiano ricadute dirette sulla qualità della vita delle persone con disabilità

-
prendere quelle iniziative, di concerto con la famiglia e la stessa persona con disabilità, finalizzate alla salvaguardia del benessere

– 
utilizzare le proprie competenze professionali per supportare gli operatori coinvolti nell’individuazione di nuove risorse formative ed operative miranti alla qualità della vita delle persone seguite.

Nella Fondazione è opportuno costituire un gruppo di monitori, capaci di confronto e di dialogo al fine di costruire un comune approccio ai problemi. Il gruppo opera una maggiore tutela attraverso la condivisione e il reciproco supporto operativo.
Il gruppo di monitori assume aree e principi indicatori sui quali vigilare e attivarsi, queste aree/indicatori riguardano la salute, la cura dell’ambiente, la socialità, lo stile di vita, la sfera dei desideri e la dimensione del piacere (interessi, hobby, curiosità, sessualità, affettività) e cura la rete degli enti co-gestori del progetto di vita della persona con disabilità, oltre a gestire ambiti economici e legali.

L’operatore mediatore


Abitualmente le persone con fragilità si trovano ad avere relazioni asimmetriche vincolate dal ruolo e irrigidite dalla pratica abitudinaria; spesso le figure educative assumono ruoli normativi, impositivi, tecnici riparativi o costrittivi, comunque inadeguati.

La Fondazione LE.ALI Sostegni intende promuovere percorsi formativi appositi per la preparazione di queste persone, e/o costruire gruppi di supervisione e confronto, con gli operatori mediatori.

L’operatore mediatore è una figura non normativa, diversa dalla figura dell’educatore, capace di costruire relazioni in cui l’altro può sentirsi pienamente riconosciuto. Lo stile relazionale, umano e professionale, è improntato al rispetto della persona con disabilità, all’ascolto delle sue esigenze e bisogni, al riconoscimento dell’adultità dell’altro, alla cura della persona, dell’ambiente, delle relazioni.

L’operatore mediatore costruisce una relazione alla pari, condivide e si confronta con la persona con disabilità e si preoccupa di “dar voce” ai suoi bisogni e pensieri. Non vuole educare, ma solo accompagnare la persona con disabilità nel suo viaggio; non vuole perseguire obiettivi predefiniti ma, al contrario vuole favorire il dispiegarsi di tutte le potenzialità; non vuole riparare i deficit, ma al contrario cerca di trovare tutte le strategie possibili alla completa realizzazione del progetto di vita della persona con disabilità.

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